Il Santuario e la statua dell’Assunta

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PERCORSI PROCESSIONALI
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P1000572Il santuario basilica minore di guardia.
Il Tempio religioso, dedicato congiuntamente a S. Maria Assunta in Cielo ed a S. Filippo Neri, è uno dei monumenti sacri più grandiosi dell’intera provincia di Benevento. Per la Sacra Immagine della Madonna che vi è custodita e per la maestosità dell’edificio, nel 1955 è stato elevato a Santuario Mariano e nel 1989 ha preso anche il titolo di Basilica Minore Pontificia. La chiesa attuale è stata costruita su un’antica cappella o chiesetta eretta agli inizi del 1500, se non addirittura intorno al 1400, appena fuori l’attuale Porta di Santo. Anticamente era dedicata a Santa Maria e prese il titolo di Santa Maria Assunta forse già prima del 1585. A tale anno risale il primo documento in cui si parla della Chiesa intitolata all’Assunta, che oggi si presenta come un edificio di stile barocco, a croce latina ed a tre navate. La navata centrale è delimitata da due ordini di cinque colonne di pietra che sostengono quattro archi. L’arco maggiore ed il transetto separano le tre cappelle che si aprono centralmente in fondo a ciascuna navata. Le cappelle sono intitolate al SS. Sacramento (a sinistra), a San Filippo Neri (a destra) ed all’Assunta (al centro): l’immagine lignea della Madonna è riposta in una nicchia sull’altare maggiore. Le navate later li hanno la volta a botte lunettata, invece quella centrale ed il transetto hanno il soffitto ligneo a riquadrature dorate intagliate e dipinte, le cui raffigurazioni riguardano i santi venerati in paese. Nelle pareti delle due navate laterali si aprono delle cappelle con altari. Nella navata centrale e nella cappella dell’Altare Maggiore si notano lavori semplici in stucco di stile barocco. Gli stucchi delle due cappelle della navata laterale di destra, dedicate al Crocifisso ed a San Filippo Neri, sono invece ricchi di disegni e decorazioni. Nell’armonia stilistica barocca, semplice e fastosa, sono riconoscibili elementi di cultura romanica, come la struttura dell’abside, le colonne di pietra e i rosoni sulla facciata. La varietà stilistica costruttiva e decorativa è spiegabile col fatto che la struttura architettonica attuale della Chiesa risale alla fine del secolo XVII: l’impianto precedente fu raso al suolo dal terremoto del 1688. La Chiesa, inizialmente dedicata all’Assunta, prese il titolo congiunto di Santa Maria Assunta e San Filippo Neri dopo che nel 1626 il Santo divenne patrono del paese. Il culto del Santo era stato diffuso dal sacerdo- te locale, poi arciprete, Marzio Piccirillo. Questi istituì anche l’Oratorio dei Padri Filippini nel convento annesso alla chiesa, edificato agli inizi del 1500, in cui avevano dimorato per breve tempo i Domenicani.

P1010313La statua dell’Assunta.
Nella Chiesa parrocchiale è custodita l’antica e venerata Statua dell’Assunta in onore della quale i guardiesi danno vita a quella grande manifestazione di fede che è la processione dell’Assunta. La Statua si presenta poggiata su una costruzione lignea in posizione eretta, in atto benedicente, e sorregge al lato sinistro il Bambino Gesù.
È ricoperta da un lungo mantello trapuntato. In realtà se spogliata della seicentesca veste di seta trapuntata in oro, la Statua della Madonna si presenta policroma, seduta su un trono e col Bambino in piedi sulle ginocchia. Misura centimetri novantuno di altezza dalla sua basetta. Originariamente la pregevole scultura lignea doveva appartenere ad una pala d’altare, in seguito staccata dal contesto, ha perso tutte le sue peculiarità fino ad assumere un significato, un aspetto, e (perché no?) un appellativo del tutto diverso. Un restauro per la salvaguardia ed il ripristino si è reso improcrastinabile. Storicamente si è sempre fatta risalire al secolo XI e ciò a causa della errata (?) interpretazione di una scritta alla base. Da influssi e caratteri scultorei della stessa alcuni studiosi la riportano ad una origine romanico-bizzantina. Studiosi di oggi la datano, invece, al primo quarto del secolo XIV. Il culto dell’Assunta ci è stato tramandato come sorto da prodigiosi avvenimenti, di cui la leggenda prova a dare una spiegazione popolarmente largamente diffusa.

La leggenda del ritrovamento della statua dell’Assunta.
Durante le frequenti visite che facciamo ai nonni, la conversazione cade spesso sulle belle esperienze vissute nel corso dell’ultima Festa dei Riti Settennali, e immancabilmente la vecchietta, presa dalla foga di raccontare, ci rinnova il ricordo del ritrovamento della Statua dell’Assunta.
Un bel giorno di tanti e tanti anni fa un anziano contadino è intento ad arare con i buoi il suo pezzetto di terra in Contrada Limata. Si è nel pieno del mese di Agosto: le membra del mingherlino aratore sembrano sciogliersi al solleone e la canicola del primo pomeriggio rende insopportabile la fatica. Improvvisamente i due buoi, come colpiti da un incantesimo, si fermano e si piegano sulle ginocchia. E, magicamente, dal cuore della terra si diffonde nell’aria un suono argentino di campanelli che inebria l’animo e trasporta su, su, nell’estasi del paradisiaco cielo. Il vecchietto, inebetito, cade in ginocchio; poi si riprende, fa il punto della situazione e ritiene opportuno correre a chiamare aiuto. In un baleno la notizia dello straordinario evento si diffonde per ogni dove, a Guardia, a San Lorenzo, a Paupisi, a Vitulano, e di lì a qualche ora tantissima gente, accorsa da questi quattro centri, è già intenta a scavare nel luogo del miracolo. E scava… scava… vengono fuori prima due campanelli di bronzo di meravigliosa fattura e poi una Statua bellissima di Madonna, finemente lavorata, con in braccio un Bambinello, che reca una spugna nella mano destra. Limata è una terra per così dire “vagabonda”; essendo infat- ti soggetta a continue inondazioni con trascinamento di interi appezzamenti di terreno, da parte del fiume Calore, comprende un territorio, che si estende ora più largamente nel tenimento guardiese ora in quello laurentino ora in quello di Vitulano e di Paupisi. E’ naturale quindi che tutte e quattro le comunità immediatamente accampino diritti sulla statua e tentino di portarla al proprio paese. Ci provano prima i Laurentini e poi i Paupisani e i Vitulanesi: Poderose coppie di giovani si accostano a tre a tre alla Statua e cercano di sollevarla, mettendo mano a tutte le loro forze. Ma ogni tentativo risulta vano: La Sacra Icone non si muove di un millimetro; sembra che una calamita potentissima la tenga ben salda al suolo. A questo punto si fanno avanti i baldi giovani guardiesi: Ispirati essi dal Bambinello che è in braccio alla Vergine, si sono aperte improvvisamente le camicie sul lato anteriore e cominciano a battersi il petto con la “spugnetta”. Poi nove di loro col petto sanguinante si accostano alla statua, la prendono con delicatezza e cercano di sollevarla. E a questo punto avviene il miracolo: L’Assunta è diventata improvvisamente più leggera di una fogliolina. Tripudio, euforia e commozione dominano ormai tra i fedeli: Chi prega chi piange chi canta, e già si forma il corteo processionale. La Sacra Icone sembra scorrere da sola in mezzo alla folla giubilante, e si prende naturalmente la via di Guardia anche col beneplacito e l’ammirazione dei Laurentini, dei Vitulanesi e dei Paupisani, che, devoti, intonano le loro orazioni. Per sette giorni la Mamma Santa è esposta nella Chiesa Madre, e tutti e quattro i rioni a turno compiono i loro Riti della Penitenza e della Comunione. La Domenica è la volta dei battenti. Il paese si riempie di forestieri provenienti da tutta la regione e la processione solenne è seguita con religiosità e partecipazione da una folla immensa che si muove a guisa delle onde del mare. Alla fine della giornata, la statua, adorna di rifulgenti doni preziosi, è riposta in una splendida nicchia, chiusa a chiave con tre diverse serrature. E lì, in quella nicchia, l’Assunta troneggia con splendore, punto di riferimento e rifugio confortevole e sicuro di ogni suo figlio. Solo ogni sette anni o in caso di grandi sventure, epidemie, carestie, terremoti, siccità, il popolo ha la possibilità di richiedere che venga rimossa dalla nicchia e portata in processione. E allora, come d’incanto, le stradine del paese pullulano di verginelle, di angioletti, di personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento, tutti richiama- ti al loro ruolo di figli devoti, dal suono argentino dei campanelli, quei sacri “bronzini”, che preannunciarono il ritrovamento. E’ un suono che attira i Guardiesi come gli uccelli al proprio nido, è un suono che mette ansia nel cuore anche a coloro che sono stati sempre lontani dagli interessi religio- si, è un suono che fa diventare pio anche il delinquente incallito. E così per sette giorni, guidati da questo tintinnio argentino, tutti partecipano accorati alla processione. E’ questa esclusivamente Festa di Penitenza: non ci sono bande musicali né fuochi d’artificio. Sprofondano tutti in una Fede genuina e bella, alimentata e corroborata dal sorriso della Madre Assunta. Si sprigiona in tale occasione una forza spi- rituale, una “pietas” profonda, che, accompagnata dal suono argentino dei campanelli, solleva ogni guardiese fino agli eterei confini del cielo.


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