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COSA SONO I RITI ?
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Chi organizza e stila il programma dei riti?
È il Comitato dei Riti presieduto e convocato dal parroco con l'attiva partecipazione di tutti i membri (chiamati anche deputati) dei quattro Comitati rionali (cinque per ciascun rione) e in collaborazione con l'amministrazione comunale. Essi sono i primi a fare penitenza perché il loro lavoro inizia un anno prima per organizzare la manifestazione a livello spirituale, logistico e programmatico.

I Comitati Rionali sono tradizionalmente quattro: Croce, Portella, Fontanella e Piazza. Si diventa 'deputato' per tradizione familiare o per scelta da parte degli altri membri tra i tanti collaboratori. Il Comitato Rionale, in piena autonomia, organizza le processioni di penitenza e comunione, ricerca persone per sceneggiare i "misteri", dà incarico di comporre nuovi canti e ricostituisce le corali, fa arrivare a tutti l'invito ad ascoltare la Parola di Dio; a riconciliarsi con il Signore nel sacramento della Penitenza, a partecipare attivamente all'Eucaristia, a convertirsi al Signore per una vita veramente cristiana impegnata nell'amore verso Dio e i fratelli.

Il termine "rione", nei nostri Riti, si discosta completamente da altre manifestazioni religiose o folcloristiche, dove il "rione" o la "contrada" assume un significato di rivalità e competitività per vincere .un"trofeo da esporre nella propria zona. il "rione" per Guardia rappresenta l'organo essenziale alla manifestazione penitenziale per far partecipare e dare voce a tutti senza nessuna discriminazione d'età, sesso, cultura. Il premio che tutti desiderano è quello di sentirsi meno indegni di essere chiamati figli di Dio e della Vergine Maria.

Come nascono "i Misteri "?
Non sappiamo con precisione quando, come e da chi furono introdotti i "misteri" nella nostra processione penitenziale; certamente sono molto antichi, qualcuno scrive che sono quasi contemporanei ai nostri Riti. Certo è che storicamente le rappresentazioni sacre (misteri), primi fra tutti i misteri pasquali e quelli natalizi, si svilupparono dal secolo 11“ in poi. Si ebbero presto rappresentazioni per tutte le feste del Signore e per le feste dei santi più popolari, come pure drammi a sfondo dogmatico-escatologico (misteri di Adamo, dei profeti, del Giudizio universale, delle vergini stolte e prudenti). Da principio queste rappresentazioni avevano luogo nelle chiese e gli attori erano dei chierici o degli allievi dei monasteri che recitavano in latino vestiti d'indumenti sacri; il popolo ne traeva indubbiamente grande edificazione. Ma a comin- ciare dal 120-130 secolo subentrarono le lingue volgari e s'inserirono anche i laici ed i misteri si trasformarono lentamente in vere e proprie rappresentazioni popolari, recitate davanti alle chiese, nelle piazze o lungo le strade principali del paese. La massima fioritura si ha nel Quattrocento.

Mistero dal greco mysterion (dal verbo myein, .'chiudere la bocca", "star serrato"), poi, in latino, mysterium. In lingua greca aveva un duplice significato, profano e religioso: nel primo senso indicava un segreto, cioè una verità nascosta; nel secondo senso, al plurale (i misteri), indicava i riti d'iniziazione religiosa, intorno ai quali gli iniziati erano tenuti ad un rigoroso silenzio.

Oggi il termine mistero significa "verità di fede" perché trascendono la capacità intellettuale dell'uomo d'invenzione e di comprensione oppure quella conoscenza verso la quale l'uomo è orientato grazie alla costitutiva trascendenza del suo spirito che lo apre, nell'intelligenza e nell'amore, all'infinito.

I nostri misteri si rifanno direttamente al significato letterale greco poiché hanno una funzione prettamente mimica, i personaggi esprimono sentimenti ed idee mediante gesti e movimenti del corpo, presentano personaggi ed episodi tratti dalla Sacra Scrittura, dal catechismo e dalla storia della Chiesa e dalla vita di Santi.

Essi vanno letti in chiave cristologico-mariana, qualunque sia il soggetto presentato, divenendo così per molti una vera e propria evangelizzazione o catechesi. Infatti, essi riportano al cuore (ricordo) la storia della salvezza (bibbia) e fanno riscoprire una testimonianza di fede che dura nel tempo (i santi).

Il numero dei "Misteri" è suscettibile di variazioni, in più o in meno, e la rappresentazione di essi può essere abolita, aggiornata e sostituita. Gli oltre duemila partecipanti sono scelti dai Comitati Rionali e preparati nel ruolo che devono rappresentare. Bambini, giovani e adulti per ore intere camminano, durante le processioni, in posizioni più svariate sotto il sole di agosto in atteggiamento assorto, a volte mistico e sono accompagnati o seguiti da parenti o fedeli.

Solo chi ha fatto questa esperienza da attore o da semplice devoto ha compreso il valore penitenziale dei nostri Riti e la filiale devozione alla Vergine di tutta una comunità.
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UN TEMPO DI PREGHIERA, PENITENZA E, CONVERSIONE
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Per comprendere i nostri Riti bisogna soprattutto prepararsi a parteciparvi, perché non è uno spettacolo da vedere, ma un evento da celebrare a livello personale, familiare e comunitario. Non ci è consentito fermarci solo all'aspetto esteriore perché questo significa tradirli, anzi privarli dell'anima. E opportuno penetrarne lo spirito, assimilarne il messaggio, viverne le proposte e ricordare la necessità di purificazione che sempre permane nella Chiesa.

I nostri Riti sono un ritorno alle fonti della vita cristiana, un inno di lode e di ringraziamento al Signore, perché ha operato e continua ad operare meraviglie in mezzo a noi per la mediazione della sua santissima Madre. Il cammino dell'uomo è però tragicamente messo in crisi dal peccato, perché - come commenta Sant'Ireneo -"l'uomo era bambino, e il suo senso di discernimento non era ancora sviluppato. Così fu facilmente ingannato dal seduttore". Nessuno è senza peccato, ma nessuno è totalmente estraneo all'esperienza del vero amore. Occorre recuperare il senso del peccato e, di conse- guenza, il perdono di Dio. Nel mistero dell'incarnazione del Verbo, la Parola di Dio si fa carne, nascendo dalla Vergine Maria, divenendo solidale con noi e condividendo la condi- zione umana. Gesù, per dimostrare il suo amore per i , peccatori, si lascia battezzare da Giovanni ma soprattutto egli riceve la testimonianza dall'alto di essere il Figlio, l'Amato, colui nel quale il Padre ha posto ogni compiacimento e che tutti devo no ascoltare. Gesù ora può iniziare la propria missione e pre dicare l'avvento del Regno di Dio. .

Il cuore della predicazione di Gesù si può riassumere nel verbo greco metanoeite (=convertitevi). È necessario cambiare mentalità" e modo di vivere; è necessario credere e seguire Gesù, aprirsi al lieto annuncio della buona notizia che è Cristo stesso. Egli si fa uomo della speranza e della novità divina perché incontra vite umane bisognose, segnate dal peso della schiavitù delle cose umane e dalle sofferenze. I poveri lo ascoltano, i peccatori si avvicinano, le folle accorrono disorientate ed affamate, i malati che lo supplicano, lo toc- cano, gli sono portati davanti: un mondo carico di male, lontano dal progetto di Dio, lo interpella, lo provoca, lo spinge a compassione perché c'è un desiderio nascosto nell'intimo di ognuno: essere amato. Si tratta di un amore che si vorrebbe gratuito e sincero. Ognuno vorrebbe sentirsi dire: "Ti amo perché tu sei tu". Senza nulla aggiungere, senza nulla togliere. Gesù ci ha rivelato con la sua vita, morte e risurrezione l'essenza dell'amore, portando a compimento il mistero dell'in- carnazione. Com'è possibile conciliare questa visione dell'amore con l'invito alla conversione?

Entrare nel Regno di Dio significa salvarsi. Ma ciò non è diritto o merito dell'uomo; è dono gratuito di Dio, perché il Regno non è dell'uomo, ma di Dio. All'uomo però è richiesta una risposta libera e responsabile alla chiamata di Dio per entrare nel suo regno; è richiesta la "conversione". La possibilità di trovare il senso profondo della vita è offerta solo a chi non si fida troppo di sé e non vive egoisticamente, ma è disposto a perdere la vita fidandosi di Dio e spendendosi nell'amore per ogni uomo. Questa strada che Gesù apre, se appare immediatamente seducente, non è certo facile; Esige fortezza e capacità di sacrificio. Solo chi ama perdona. Solo chi perdona ha capito cosa significa amare. Ogni cristiano deve fare un'esperienza forte della misericordia di Dio, riscoprendo d'essere pellegrino verso la sorgente del perdono e della riconciliazione. Solo l'ascolto della Parola Dio, il dono dello Spirito Santo, l'assiduità ai sacramenti e la preghiera danno la forza di chiedere e dare perdono ai propri fratelli.

Il cammino è lungo ma non siamo soli. Occorre ricordare le parole del Concilio:"La Chiesa, che comprende nel suo seno santi e peccatori, ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento" (Lumen Gentium, n. 8). Essa è chiamata ad un ministero di misericordia ed aspetta tutti i suoi figli nel sacramento della Penitenza o Riconciliazione. L'accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. Le braccia di Gesù restano sempre spalancate, pronte ad accogliere chi si lascia attrarre da lui. Facciamo nostro l'imperativo accorato dell'apostolo Paolo: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: riconciliatevi con Dio" (2 Cor 5,20).

Un continuo cammino di conversione fatto d'errori, d'umile riconoscimento della propria debolezza, di sinceri sforzi per conformare la propria vita a quella di Cristo: anche questo è un messaggio dei nostri Riti.

Voglio finire con una preghiera al "Signore della conversione" di Pierre Griolet:
"O Cristo, Signore della conversione, / apri il mio cuore al tuo giorno:/ sia per me giorno di perdono / e di tenerezza. / Se guardo i miei peccati, / chi può resistere davanti a te? / Purificami, salvami; / strappami dalle forze del male, / liberami dalle divisioni, / unifica il mio essere / e la mia vita. / Donami la forza e la grazia, / perché contemplando le tue meraviglie, / avanzi verso la gioia. / Mi hai dato il pane della vita / come provvista per il cammino / e annuncio del tuo ritorno: / fa che mi trovi / nell'azione di grazie, / trasfigurato dalla luce / del tuo perdono / e dalla gioia di ritrovarti. Amen".

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FESTA DEL PERDONO
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Dio attende e accoglie sempre i suoi figli con gioia che ritornano a Lui, per far festa, perché “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”(Lc 15,7).

Ci sono molti fratelli e sorelle che saliranno verso Guardia per partecipare ai riti settennali di penitenza: giusti che si credono peccatori e peccatori che si credono giusti.

In queste poche parole si sente l’eco della parabola del fariseo e del pubblicano, narrata da Gesù, secondo il vangelo di Luca, per “coloro che presumevano essere giusti e disprezzavano gli altri” (18,9-14). Si è pronti a ritenersi giusti perché ci si giustifica sempre, cercando di attenuare e scolorire ogni nostro errore. Il riconoscimento sereno e limpido del peccato è un atto spesso difficile e sofferto ma è proprio in esso che si rivela la persona veramente giusta; anche perché “non c’è uomo giusto sulla faccia della terra che faccia sempre il bene e non pecchi mai” (Qohelet 7,20).

Solo se si hanno alcune condizioni, come il senso di Dio e del peccato, i riti diventano celebrazione e “parlano” tanto da determinare una partecipazione anche affettiva.Non si può dimenticare che la globalizzazione non è solo economica, ma anche culturale ed essa rischia di far perdere le caratteristiche culturali di una popolazione intera, omologandola ad una cultura di tipo secolarizzato e addirittura secolaristico, dove si coltivano l’indifferenza e il disimpegno, che non hanno nessun legame con la nascita delle celebrazioni religiose stesse.

Importante è saper trasmettere l’anima vera dei riti per non rischiare di comunicare il niente e far solo “rumore”, perché la tradizione non è tanto permanenza di usi del passato e neanche trasmissione di dottrine, quanto piuttosto consegna di una storia come esperienza spirituale vissuta. Compito del Comitato dei Riti e della missione al popolo, tenuta dei Padri Cappuccini, è quello di “comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, secondo quanto scritto dai vescovi italiani negli orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000: “Ciò che era fin da principio, ciò che abbiamo udito…Il Verbo della vita…Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1,1.4). Ciò che abbiamo udito (la fede nasce dall’ascolto della parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa nella liturgia), ossia il Verbo della vita ( il farsi carne di Dio nel seno di Maria Vergine, l’incarnazione è sempre legata allo svuotamento, la kenosi, dice San Paolo nella lettera ai cristiani di Filippi 2,7), lo annunciamo a voi (se l’ascolto è stato coinvolgente, se abbiamo incontrato il Cristo nella nostra vita, diventeremo testimoni dell’Amore eterno di Dio per l’uomo).
L’esperienza del dolore, della fatica e dell’umiliazione non è riducibile ad una condanna, perché col Signore diventa una via di redenzione e di salvezza e la conferma è data dalla fede nel crocifisso risorto e nell’assunzione, in anima e corpo, della Beata Vergine Maria. Nel concreto di una vita, spesso segnata da un doloroso e penoso mestiere del vivere, si apre un segno di consolazione e di sicura speranza. In fondo, decisivo nel cammino è vivere, sperando sempre in un futuro diverso e migliore. I vescovi si dichiarano “convinti che compito primario della Chiesa sia testimoniare la gioia e la speranza”. I nostri riti, nella odierna realtà, riportano al cuore l’alleanza tra Dio e gli uomini. Essi mostrano la fedeltà di Dio alle sue promesse e le nostre infedeltà; questa è la ragione per cui sono prettamente penitenziali.
In tanti ci battiamo il petto, dichiarandoci colpevoli dinanzi al Signore e alla Chiesa; lo facciamo, perché siamo coscienti di avere estremo bisogno del perdono divino e di quello dei nostri fratelli; diversamente,ci sentiremmo schiacciati dal peso dei nostri peccati.Vogliamo volare, liberi e puri, nel cielo della riconciliazione e della pace interiore. Il perdono! E’ il dono più grande, che rigenera e ridona il respiro e la gioia di essere al mondo.Che cosa divina! C’è anche per te il perdono, a patto che lo trasmetti al vicino e al lontano.
Non è splendido, che tu sei stato perdonato? “L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,46).
Ripartiamo da Cristo per contemplare, con Maria, il Suo volto.
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