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L'Assunta 
S.Filippo Neri 

 

Il santuario

S. Sebastiano

 

SANTUARIO

CHIESA DI S. MARIA ASSUNTA

Parliamo ora della chiesa matrice di S. M. Assunta, che, dopo il 1627, aggiunse il nome del protettore S. Filippo Neri.

È una chiesa di stile barocco, a croce latina; ha tre navate con quattro archi laterali, sorretti da cinque colonne di pietra, rivestite di stucco, giusta lo stile; con arco maggiore e poi transetto, e tre cappelle centrali, rispondenti a ciascuna delle navate, ossia, a sinistra di chi entra, la cappella del Sacramento; in centro la cappella dell'Assunta con l'Altare maggiore, e a destra la cappella di S. Filippo. A sinistra del transetto è la cappella di S. Carlo Borromeo, e a destra quella del Crocifisso, chiamata comunemente del Sangue Sparso.

Notevole è l'artistico e maestroso trono addossato al muro centrale dell'abside, ad ornamento della nicchia dove è riposta la vetusta immagine dell'Assunta.

Fu costruito dal popolo nel 1736 e rinnovato nel 1950, quando fu completata la decorazione della Cappella, a spese del Rione Fontanella. Nello stesso anno 1736 il Vicinato Croce donò alla Madonna la veste di drappo in oro; il Vicinato Fontanella fece costruire un piedistallo intagliato e dorato, chiamato comune­mente «pedagna», e il Vicinato Portella donò la corona di argento del Bambino, avendo già donato nel 1722 la corona della Madonna (Mss. 1747, f. 267 t.). L'una e l'altra corona, finemente a sbalzo, furono messe a nuovo e in parte dorate a divozione di alcune famiglie residenti in Paterson N. J. (U.S. A.), in occasione della chiusura dell'Anno Mariano, 8-12-1954. Lungo la navata di sinistra vi sono le cappelle di S. Vincenzo de Paoli, dell'Addolorata già S. Giovanni Evangelista, di S. Anna, dell'Immacolata già S. Antonio Abate, S. Lucia e S. Apollonia. Lungo la navata di destra il primo arco è senza altare ma vi è in alto sospesa al muro una tela rappresentante un episodio della vita di S. Francesco di Paola e, in basso, vi è una porticina che immette nel corridoio adiacente al cortile della casa. Vi è poi la cappella del Sacro Cuore già S. Giovanni Nepomuceno fino al 1913; la cappella della Madonna di Pompei, già dei beati filippini, e quella di S. Giuseppe. Mentre tutte le cappelle e le navate laterali sono a volta, la nave centrale e il transetto hanno il soffitto di legno, a riquadrature dorate, in parte intagliate, e dipinte. Il soffitto della nave centrale porta l'impronta di bruciato causato dall'incendio di una statua del Sacro Cuore nel settembre 1915. E lunga metri 38, larga metri 16 e alta metri 13. L'organo, costruito da Domenico Castelluccio di Caserta nel 1864, è installato con grossi gattoni di quercia infissi nel muro, al di sopra dell'arco della cappella del Sacramento.

Nel pilastro tra quest'ultima cappella e quella dell'Assunta, vi è un bassorilievo in stucco del Papa Benedetto XIV, con al di sotto una lapide che ricorda come questo Pontefice, per interessamento del concittadino Giovanni Bruni, abate commendatario del SS. Salvatore «de Thelesia», dimorante a Roma, arricchì questa chiesa dell'indulgenza plenaria quotidiana «toties quoties», «ad instar» della Basilica di S. Lorenzo in Damaso di Roma, come da rescritto del Cardinale Girolamo Colonna, in data 30-4-1753, pubblicato in Guardia dal Vescovo Telesino Mons. Filippo Gentile il 22-11-1754.

Il rescritto è indirizzato ai preti della Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri della terra di Guardia, diocesi di Telese e ne riportiamo la parte dispositiva nel testo originale: «Nos omnibus, et singulis utriusque sexus fidelibus vere poenitentibus, et confessis, seut confitendi propositum habentibus, qui Ecclesiam vestram B. Mariae Virginis Assumptae, et S. Philippi Nerii devote visitaverint ibique juxta eorum devotionem pias ad Deum preces ef fuderint, quoties id fecerint Indulgentiam Plenariam, omniumque, et singulorum peccatorum veniam, et remissionem perpetuo concedimus, et elargimur ipsisque ut quilibet eorum Indulgentiam et peccatorum remissionem, ac Anima bus Purgatorii per modum Suffragii possit applicare, etiam perpetuo concedimus, et elargimur».

 

Per una porticina, praticata nel pilastro tra le cappelle del S. Cuore e della Madonna di Pompei, si accede alla sagrestia ed alla casa parrocchiale o Congregazione dell'Oratorio, nel cui cortile è la cappella del SS. Nome di Maria, dove aveva sede 1' arciconfraternita omonima. Sotto le tre cappelle centrali della chiesa parrocchiale vi è un soccorpo ampio ed arieggiato, di più vani, dove aveva la sede l'arciconfraternita dell'Assunta o del Gonfalone, con accesso esterno, dalla via San Francesco o Spineto.

 

 

 

                            San Sebastiano                        

  «Da tempo immemorabile vi è stata la concia di suole e cojami, per la quale (Guardia) si rese sempre famosa e comoda, anzi ricca. La cittadinanza migliore è stata ed è composta di mercanti della medesima arte, i quali passano ordinariamente a privilegiati (ossia profes­sionisti). In molte città e terre del Regno hanno proprie case e trafficano coi negozianti Bosnesi, Ragusei, Livornesi, Inglesi e sin di Barberia e di Alessandria (di Egitto)» (5). In una difesa a stampa del 17-4-1756, a favore del Monte di S. Sebastiano, si legge: «Il ceto delli Mercadanti dei còiri (cuoi)... è il più ricco e costituisce e forma la gente più culta e comoda della terra della Guardia».

Orbene, i detti mercanti di cuoi, fin dal 1515 costruirono per loro divozione una Cappella in onore di S. Sebastiano, edificio isolato dal fabbricato della conceria; ma dirimpetto a questa, ossia ad ovest, aveva la porta di entrata, sul cui architrave era inciso «anno D. MDLVIII».

Dai lucri della fiorente industria del cuoio, i componenti del ceto, a principio dell'anno 1623, vollero fondare un Monte per sovvenire gli uomini dell'arte, «dotare donzelle povere, ed anche i poveri bisognosi della terra della Guardia e delli luoghi convicini, per fare i pegni gratis di poca quantità di danaro per sei mesi, a guisa del Monte della Pietà di Napoli».

Contemporaneamente gli amministratori decisero di ampliare la primitiva Cappella, troppo angusta per le numerose famiglie dei conciatori.

Innanzitutto - secondo quanto si legge in un loro libro di memorie - chiesero ed ottennero dal Duca di Maddaloni la pianta del Campanile e della Sagrestia; e, dopo pochi anni dalla erezione del Monte, più che ampliare la Cappella, costruirono una chiesa ex novo, come si di pietra grigia, recante l'anno 1604, e in seguito fu innalzato il campanile, alla cui base, a ricordo dell'antica Cappella, fu murato l'architrave, di cui si è parlato.

L'Altare maggiore fu acquistato nel 1631 dall'Università di Guardia, e poi furono costruiti altri tre altari di fini marmi, cioè della Madonna della Neve, di S. Michele e della Fuga in Egitto.

L'altare della Pietà è di legno di noce, e negli altri due archi, privi di altare, sono fissate a muro le tele di S. Girolamo e di S. Agnese.

vede ora, con porta di entrata a sud. Costruirono la segrestia, dove murarono una piccola acquasantiera Con atto del notar Michele Rabuanello del 30-12-1644, l'amministrazione del Monte comprò dall'Università di Guardia un grande lavatoio e tutto il largo o spiazzato tra il detto lavatoio e la Chiesa di S. Sebastiano. Il lavatoio oggi è chiamato «Fontana del Condotto», sulla quale nel 1938, a spese dell'Amministrazione Comunale, fu costruita una tettoia in cemento armato.

La Chiesa fu adornata di stucchi, in stile roccocò napoletano, da Domenico Antonio Vaccaro e la volta fu affrescata verso i primi anni del 1700 dal celebre pittore Paolo De Matteis che ivi eseguì anche altre pitture su tela

QuestaChiesa fu annessa alla SS. Annunziata, come quella di S. Rocco, e l'una e l'altra venivano officiate per turno dai cappellani di A. G. P.

Con atto del notar Angelo Sellaroli del 27-4-1725, il Padre Bartolomeo Conforto preposito D. O., concesse, con assenso vescovile, la facoltà di conservare il SS. Sacramento e di poter funerare, con salvezza però delle prerogative parrocchiali e con diritto di percepire nei funerali la metà dei lumi; di tenere una chiave della custodia e di portare di là, ad ogni momento, la comunione agli infermi.

Il Monte dei Pegni, dopo circa tre secoli di benefica opera, oggi è estinto e le rendite, inadeguate ai tempi, sono state devolute dalle famiglie del ceto alla Chiesa di S. Sebastiano, mentre se ne attende l'assenso delle autorità civili.

Resta magnifico monumento di arte sacra e testimone dell'antica pietà del ceto dei conciatori, la bella Chiesa di S. Sebastiano, chiamata Basilica nelle iscrizioni apposte a ricordo della Consacrazione fattane da Mons. Baccari il 5-7-1722.


 

 


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